In sintesi
- I termini d'uso di Spotify consentono solo un uso personale e non commerciale del servizio.
- Usare un account personale per la diffusione in un'attività viola i termini e non copre i diritti SIAE/SCF.
- Anche con un servizio musicale a pagamento, in Italia i compensi alle collecting per il repertorio protetto restano dovuti.
- Music Republic risolve il problema alla radice: catalogo originale con licenza commerciale inclusa.
Colleghi lo smartphone alle casse, apri una playlist e via. Comodo, economico, immediato. Peccato che, per un'attività aperta al pubblico, sia anche fuori dalle regole. Ecco perché.
Cosa dicono i termini di Spotify
I termini e condizioni d'uso di Spotify sono espliciti: il servizio è destinato a un uso personale e non commerciale. Diffondere musica tramite un account personale in un bar, ristorante o negozio significa quindi violare i termini del servizio — un punto che vale anche per Apple Music e per gli account personali di YouTube.
Due problemi, non uno
Usare Spotify in un locale apre due fronti distinti:
- Violazione dei termini d'uso della piattaforma, che possono prevedere la sospensione dell'account.
- Diritti non coperti: la diffusione di musica protetta resta soggetta ai compensi SIAE (diritto d'autore) e SCF (diritti connessi), che un account personale non assolve.
In altre parole, lo Spotify personale non solo non è autorizzato: non ti mette nemmeno in regola con le collecting.
“E se uso Spotify a casa mia in negozio?”
Il criterio non è la proprietà dell'account ma la natura pubblica della diffusione. Appena la musica accompagna l'esperienza dei clienti in un'attività, è uso commerciale — indipendentemente da quale abbonamento personale stai usando.
Le alternative legali
Per essere in regola hai sostanzialmente due strade:
- Diffondere repertorio protetto e pagarne i diritti a SIAE e SCF (con i costi variabili che ne derivano);
- Usare un catalogo con licenza commerciale pensato per le attività.
Music Republic appartiene alla seconda categoria, ma con un vantaggio in più: i brani sono originali e non iscritti a SIAE/SCF, quindi non generano quei compensi.
Il risultato: musica legale, una sola tariffa da €7/mese e nessun rischio di sospensione dell'account o di contestazioni. Per il confronto con gli altri servizi a pagamento, leggi “Music Republic vs Soundtrack”.


