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Musica senza SIAE nel tuo locale: la guida completa 2026

Mettere musica nella propria attività senza pagare la SIAE è possibile e legale — a patto di usare la fonte giusta. Ecco come funziona davvero nel 2026.

Musica senza SIAE nel tuo locale: la guida completa 2026

In sintesi

  • Diffondere musica protetta in un'attività è “pubblica esecuzione” e fa scattare i compensi verso SIAE (diritto d'autore) e SCF (diritti connessi).
  • Gli account personali come Spotify o YouTube non coprono l'uso commerciale: servono per l'ascolto privato.
  • Usando brani originali non iscritti al repertorio SIAE/SCF, con licenza commerciale diretta, quegli obblighi non sorgono.
  • Music Republic include la licenza commerciale nell'abbonamento e usa brani AI originali, da €7/mese.

Se gestisci un bar, un ristorante o un negozio, prima o poi te lo sei chiesto: devo davvero pagare la SIAE per la musica? La risposta breve è: dipende da quale musica diffondi. La risposta lunga è questa guida.

Perché di solito serve la SIAE

Quando diffondi musica protetta in un luogo aperto al pubblico stai facendo una “pubblica esecuzione”: un utilizzo commerciale che, per la maggior parte del repertorio musicale, comporta il pagamento di compensi. In Italia questi compensi si dividono in due voci distinte:

  • SIAE — per il diritto d'autore (compositori, autori, editori).
  • SCF — per i diritti connessi (produttori discografici e artisti interpreti).

Sono due adempimenti separati, con due bollettini separati. È il motivo per cui molti esercenti hanno la sensazione di “pagare due volte” per la stessa musica.

Spotify, YouTube e la radio: perché non bastano

Gli account personali di Spotify, Apple Music o YouTube sono pensati per l'ascolto privato. I loro termini d'uso vietano esplicitamente l'utilizzo in contesti commerciali. Anche accendere la radio in sala non ti mette automaticamente al riparo: la diffusione resta un uso pubblico soggetto a diritti. Approfondiamo il punto nell'articolo “Si può usare Spotify in un bar?”.

La soluzione: musica non iscritta alle collecting

Esiste un'alternativa concreta e legale: utilizzare brani originali non iscritti al repertorio SIAE/SCF, con una licenza commerciale diretta. In questo caso, per quei brani, non sorgono obblighi verso le collecting society — semplicemente perché quelle opere non sono nel loro repertorio.

Con Music Republic la licenza commerciale è inclusa nell'abbonamento: i brani sono originali, generati da intelligenza artificiale e non iscritti a SIAE o SCF.

È un modello diverso dallo streaming tradizionale: invece di diffondere catalogo protetto (e pagarne i diritti), diffondi un catalogo creato e licenziato per l'uso commerciale.

Cosa ti serve per essere in regola

  • Una licenza d'uso per la diffusione commerciale, inclusa nell'abbonamento.
  • Un certificato e una vetrofania da esporre, da mostrare in caso di controllo.
  • La documentazione delle sessioni di riproduzione, sempre disponibile.

Quanto costa

Music Republic parte da €7 al mese (IVA inclusa), con tutto incluso: licenza, certificato, catalogo illimitato e controllo da remoto. Una sola tariffa, uguale per ogni dimensione di attività — al contrario delle tariffe SIAE/SCF che variano in base a metratura e tipo di esercizio. Per il dettaglio dei costi tradizionali vedi “Quanto costa la SIAE per un bar”.

In conclusione

“Musica senza SIAE” non significa musica abusiva: significa scegliere una fonte musicale che non genera quegli obblighi, con una licenza chiara e documentabile. È legale, è più semplice e — quasi sempre — costa molto meno. Per il quadro normativo completo puoi consultare la nostra pagina Quadro normativo.

Fonti

  1. SIAE — Musica d'ambiente, licenze per attività
  2. SCF — Diritti connessi per la diffusione musicale
  3. Spotify — Termini e condizioni d'uso
  4. Music Republic — Licenza Brani e Quadro normativo

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